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L'Apicoltura in Basilicata





Secondo i dati dell’Osservatorio della produzione e del mercato del miele del 2006, la Basilicata è al decimo posto in Italia per la produzione di miele. Un piazzamento importante, che lascia indietro regioni come la Puglia, il Friuli e l’Umbria. Il comparto apistico lucano conta,infatti,47 mila alveari che producono più di 5 mila quintali di miele, per un valore economico di 660 mila euro. Le aziende iscritte all’albo regionale degli apicoltori sono circa 500. Di questi, poco più della metà ha meno di 40 anni e un quinto è donna.Anche se la realtà imprenditoriale, come per molti altri settori agricoli lucani, risulta polverizzata, la giovane età media degli imprenditori fa ben sperare.

L’apicoltura è l’arte da parte dell’uomo di allevare le api allo scopo di prelevare ed utilizzare i prodotti da esse elaborati. Tale allevamento avviene nelle arnie, casette preferibilmente in legno, nelle quali le api trovano giusto spazio per la loro attività. Quando le arnie sono abitate dalle api, prendono il nome di alveare.
Le api sono inoltre rispettate ed amate per l’importante azione di impollinazione svolta nell’agricoltura.



Struttura sociale dell’ alveare

miele BasilicataLe api sono degli insetti appartenenti all’ordine degli Imenotteri , alla famiglia degli apidi ,che conta diverse specie, tra cui le più comuni italiane. Nella società delle api, ogni singolo individuo non esiste più , ma è la società stessa che ha raggiunto un grado di organizzazione talmente perfetta da essere considerata come un vero e proprio organismo.
Una colonia di api è costituita da un'unica regina, da molte operaie (femmine), da fuchi (maschi) e dalla covata (larve). Un alveare è composto da un'unica colonia o famiglia.
Per riprodursi e sopravvivere, una colonia di api cerca di accumulare il massimo possibile di provviste durante la buona stagione, per poter passare l'inverno. La popolazione della colonia varia secondo le stagioni. È molto grande nei periodi in cui le risorse naturali sono abbondanti (da 30.000 a 70.000 individui), allo scopo di fare la maggiore raccolta possibile. D'inverno si riduce fino a scendere attorno ai 6.000 individui, per ridurre al minimo indispensabile il consumo delle provviste. La popolazione non può tuttavia scendere oltre un certo limite, giacché è quella che dovrà rilanciare la colonia in primavera.


Allevamento

Tutti gli apicoltori praticano, nel loro alveare, la selezione, anzitutto scegliendo il ceppo negli alveari più forti, al momento della sciamatura artificiale. Ma, per praticare una selezione più rigorosa, occorre poter disporre di un gran numero di colonie. Alcuni apicoltori si sono quindi specializzati nella produzione di regine selezionate.miele Basilicata
A questo scopo dispongono di alveari dedicati a tale uso. Vengono preparati telaini predisposti per contenere molte cellule da regina, chiamati cupolini. In fondo ai cupolini vengono poste delle larve che non abbiano più di 24 ore, il più possibile piccole; questa operazione si chiama picking (scelta). I telaini così preparati vengono introdotti in arnie private della regina. Le operaie nutrici si occupano delle larve fornendo loro in abbondanza pappa reale nella formula adatta alla loro età, per opercolare (chiudere) le cellette. Per precauzione, gli alveoli vengono protetti con piccole griglie cilindriche, a protezione dagli attacchi di qualche regina nata prematuramente. Prima della nascita delle regine, ogni celletta viene sistemata in un piccolo alveare da fecondazione, completo di operaie e di favi di covata opercolati, che non consentono di produrre nuove regine. Nel mese successivo alla nascita, le regine devono essere fecondate, sia naturalmente, da un certo numero di maschi del proprio ambiente (da 15 a 25), sia artificialmente.



I prodotti dell’alveare

I prodotti dell’ape fanno bene per la salute dell’uomo che si riflette anche sull’aspetto esteriore. Molte ricerche hanno confermato che i prodotti dell’ape hanno principi attivi in grado di combattere le malattie. I prodotti dell’alveare sono: miele, propoli, pollini, pappa reale, cera.


Il miele

miele BasilicataUn prodotto che ha radici antichissime, che si perde nella notte dei tempi: già i greci, infatti, lo consideravano “il cibo degli dei”, Pitagora lo raccomandava come elisir di lunga vita mentre Omero descriveva ampiamente la raccolta del miele selvatico. Nel periodo romano poi, se ne decantava l’importanza, visto che veniva anche importato in grandi quantitativi da Creta, da Cipro,dalla Spagna e da Malta.

Il miele è il prodotto alimentare che le api non selvatiche producono dal nettare dei fiori e che trasportano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare. Tutti i mieli sono allo stato liquido in origine ma con la diminuzione della temperatura. Molti di essi cristallizzano e tornano liquidi se riscaldata ad esempio in bagnomaria a temperatura non superiore ai 40°.
Solo le api fanno il miele che una fonte di zuccheri semplici ed è quindi un cibo altamente energetico e dolcificante. Non è necessaria nessuna trasformazione per essere consumato.
Le api raccolgono minuscole goccioline di nettare da trasformare poi con un processo molto laborioso.

Il nettare è una sostanza zuccherina che le piante producono per attirare gli insetti. Piante diverse danno nettari diversi e da cui nasce la varietà del miele. Chi fa sport volentieri consuma miele, prima, durante e dopo una competizione, infatti fortifica i muscoli, aumenta la resistenza e favorisce il recupero. L’assimilazione non richiede sforzo poiché è un alimento predigerito dalle api le quali lo arricchiscono anche di enzimi vivi importanti per l’assimilazione. Chi soffre di disturbi digestivi, non avranno che da guadagnare nel sostituire il miele al nomale zucchero, è anche indicato per l’ ulcera gastrica. Il miele contiene infatti, oltre ad acqua (17%) zuccheri vari (80%, monossacaridi, fruttosio e glucosio) e minerali ( fino al 1,5% ), anche residui di granuli pollinici e d’essenze aromatiche dei fiori.  Gradualmente se ne scoprirono gli usi medicinali e terapeutici (per curare ad esempio le affezioni bronchiali).

Nella Carta dei Mieli lucani il Consorzio di tutela e valorizzazione del miele lucano conta 15 varietà di mieli: da quello di acacia a quello di agrumi, dal miele di sulla a quelli più rari di edera e biancospino. Il segreto della ricchezza dei mieli lucani sta nella biodiversità dell’ambiente rurale. In Basilicata si contano due mieli multiflorali (primaverile ed estivo), nove monoflorali tra quelli ricorrenti, e altri dieci ritenuti rari o quantomeno occasionali.

Per quanto riguarda la flora, solo nel Vulture sono state censite oltre 800 specie (S. Fascetti, R. Spicciarelli, Mieli e pascoli della Basilicata, 2007), la gran parte a fioritura primaverile ed estiva, altri a fioritura autunnale e invernale. Da questa molteplicità di mieli e di piante, alcune tipologie sono entrate a far parte del disciplinare di produzione del “Miele lucano”,voluto dagli apicoltori del Consorzio di Tutela, ai quali l’Alsia ha garantito sin dall’inizio assistenza tecnica e promozione. Seguito dall’Istituto di certificazione Is.Me.Cert. di Napoli, il “Miele lucano” ha intrapreso l’iter procedurale per ottenere l’Igp, l’Indicazione geografica protetta. Le tipologie che lo caratterizzano sono quattro: “Millefiori”, “Arancio”,“Castagno” e “Eucalipto”. Il “Millefiori” ha caratteristiche diverse a seconda dell’essenza floreale predominante. È caratterizzato da un colore chiaro, variabile dal bianco all’ambra, e da profumi e sapori variabili dal delicato al mediamente intenso,con essenze caramellate o fruttate. Il miele “d’Arancio” si produce prevalentemente nell’area metapontina. Ha un odore intenso che ricorda il profumo fragrante dei fiori di zagara.Con il passare del tempo sviluppa un odore meno fresco e floreale, più fruttato, simile a quello della marmellata di arancio. Il sapore è normalmente dolce, a volte lievemente acidulo. Il miele di “Castagno” si presenta con un colore scuro ambrato, con tonalità rossiccio- verdastre nel miele liquido,marrone nel cristallizzato. Il sapore è molto intenso, leggermente amarognolo. Il profumo è forte, persistente e pungente, tale da ricordare l’odore del legno bagnato. Infine, il miele “d’Eucalipto” si presenta con sfumature che vanno dall’ambrato scuro al beige grigiastro a seconda del grado di cristallizzazione. Il sapore è dolce, con un aroma caratteristico che ricorda la liquirizia.A contraddistinguere il miele di Eucalipto è anche l’inconfondibile profumo, che varia da essenze che ricordano i funghi secchi fino a sentori di liquirizia e di caramello.




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